Il suo profilo aromatico è immediatamente riconoscibile: aromidi agrumi, fiori bianchi e frutta fresca, sostenuti da un’acidità vivace che gli conferisce un notevole potenziale di invecchiamento. Sul terroir gessoso della Côte des Blancs, esprime una mineralità che non si trova in nessun’altra parte del mondo.
Va tuttavia ricordato che questo vitigno borgognone è stato a lungo considerato troppo acido e incapace di produrre grandi vini. Oggi è diventato la star indiscussa della regione.
Da dove proviene lo Chardonnay?
Un vitigno borgognone dall’etimologia misteriosa
Cominciamo dalle origini. Lo Chardonnay è un vitigno bianco francese nato in Borgogna, più precisamente dall’incrocio naturale tra il Pinot Nero e un vitigno oggi quasi scomparso, il Gouais Blanc. Il suo nome deriva dal villaggio di Chardonnay, situato nel Mâconnais.
Del resto, alcuni storici ipotizzano un’etimologia ebraica, derivata dalle parole “portale” ed “Eden”, in relazione ai crociati partiti per Gerusalemme che avrebbero riportato il vitigno. Un’ipotesi affascinante, anche se oggi l’origine borgognona è ormai un dato di fatto.
Da «brutto anatroccolo» a star della Champagne
Ciò che occorre ricordare è che lo Chardonnay non è sempre stato così famoso nella Champagne. Per molto tempo è stato considerato un vitigno secondario, che produceva vini fermi giudicati troppo acidi, un semplice vino aspro difficile da apprezzare da solo.
Tutto è cambiato con lo sviluppo del metodo champenoise. Quella acidità tanto criticata è diventata proprio il grande punto di forza dello Chardonnay per la produzione di vini spumanti: apporta la freschezza, la tensione e il potenziale di invecchiamento di cui la Champagne aveva bisogno. In altre parole, il brutto anatroccolo si è rivelato un magnifico cigno una volta unitoall’effervescenza.
Lo Chardonnay in vigna: un vitigno esigente e generoso
Un vitigno precoce, delicato ma promettente
Prima di parlare di degustazione, facciamo una deviazione verso il vigneto. Lo Chardonnay è un vitigno precoce, il che significa che il suo germogliamento avviene presto nella stagione, generalmente alla fine di marzo o all’inizio di aprile. Questa precocità è al tempo stesso il suo punto di forza e la sua debolezza: gli permette di raggiungere una buona maturità in climi freschi come quello della Champagne, ma lo espone anche alle temibili gelate tardive primaverili che possono distruggere un raccolto in una sola notte.
Soprannominato il vitigno d’oro da molti viticoltori per la qualità e il valore dei vini che produce, lo Chardonnay presenta tuttavia diverse vulnerabilità che è necessario conoscere:
- È vulnerabileall’oidio e alla muffa grigia, due classiche malattie fungine
- Può soffrire di colatura e millerandage durante la fioritura, il che riduce la resa
- Richiede un'esposizione solare sufficiente per raggiungere la maturità aromatica
- Apprezza una potatura lunga che consenta di bilanciare il vigore e la produzione
D’altra parte, dimostra una buona resistenza al freddo e una notevole adattabilità, il che spiega il suo successo in tutto il mondo. Nella Champagne, prospera su terreni calcarei poco fertili, dove il gesso regola naturalmente il suo apporto idrico.
I terroir dello Chardonnay nella Champagne
La Côte des Blancs, culla dello Chardonnay della Champagne
Ora che abbiamo visto il vitigno in vigna, possiamo passare ai terroir. Ed è impossibile parlare dello Chardonnay della Champagne senza iniziare dalla Côte des Blancs. Grazie a un sottosuolo gessoso di eccezionale purezza, la Côte des Blancs offre allo Chardonnay un terroir su misura. In concreto, questo gesso regola l’apporto idrico della vite, restituisce il calore durante la notte e conferisce quella mineralità gessosa così caratteristica. Si parla spesso anche delle «crayères», quelle cantine scavate nel gesso sotto Reims che offrono anch’esse condizioni ideali per l’invecchiamento.
Tra i villaggi emblematici, diversi nomi fanno sognare tutti gli appassionati, la maggior parte dei quali classificati come Grands Crus:
- Le Mesnil-sur-Oger, mitico Grand Cru, noto per la tensione minerale e il potenziale di invecchiamento dei suoi Chardonnay
- Avize, anch’esso Grand Cru, rinomato per l’eleganza e le note floreali dei suoi vini
- Oger, Grand Cru, che offre Chardonnay più rotondi e fruttati
- Chouilly, Grand Cru, che punta piuttosto sulla morbidezza e sull’accessibilità aromatica; l’appezzamento di Chouilly è del resto all’origine di alcune cuvée iconiche
- Cramant, Grand Cru, famoso per la cremosità delle sue bollicine e la ricchezza aromatica
Montagne de Reims, Vallée de la Marne e Côte des Bar
Naturalmente, la Côte des Blancs non detiene il monopolio dello Chardonnay. Lo si ritrova anche in altre sottoregioni della Champagne, dove rivela un’espressione particolare, che varia da una regione all’altra.
Sulla Montagna di Reims, i terreni argilloso-calcarei conferiscono allo Chardonnay maggiore volume e struttura. Alcuni villaggi come Rilly-la-Montagne producono Chardonnay molto interessanti, e la parte settentrionale della Montagna, in particolare il terroir di Merfy, offre espressioni singolari curate da viticoltori come AR Lenoble. Nei pressi diAÿ-Champagne e Mutigny, più noti per il Pinot Nero, lo Chardonnay apporta freschezza e tensione agli assemblaggi.
Nella Valle della Marna, svolge un ruolo di equilibrio rispetto al Meunier dominante. Infine, nella Côte des Bars, più a sud, i terreni marnosi e il clima più continentale producono Chardonnay più maturi, caratterizzati da note di frutta gialla e frutta matura.
Uno stesso vitigno può dare origine a vini davvero diversi a seconda del terroir. Vi invito a confrontare un Blanc de Blancs di Mesnil-sur-Oger con un Blanc de Blancs della Côte des Bars: vedrete, la differenza è sorprendente. Accanto a questi Grands Crus, numerosi Premiers Crus offrono anch’essi espressioni molto belle a prezzi più accessibili.
Il profilo aromatico dello Chardonnay della Champagne
Freschezza, finezza e mineralità: la firma
Passiamo ora alla degustazione: è qui che lo Chardonnay rivela tutta la sua personalità. Nella Champagne, questo vitigno si distingue per tre grandi qualità: freschezza, finezza e mineralità. È un po’ la sua carta d’identità aromatica, un profilo complesso e minerale riconoscibile tra mille.
All’occhio si nota un colore pallido con riflessi dorati e brillanti, con bollicine fini e una bella effervescenza. Al naso, il bouquet è delicato ed espressivo: notedi agrumi (limone, pompelmo), di fiori bianchi (biancospino, acacia), di frutta fresca (pera, mela verde), con talvolta un accenno di mandorla fresca. Nelle cuvée della Côte des Bars si possono trovare anche sentori di frutta esotica e di frutta matura.
Al palato, coesistono diversi stili di attacco a seconda delle cuvée e delle annate:
- Un attacco vivace, quasi tagliente, nei giovani Blancs de Blancs di Mesnil-sur-Oger
- Un attacco morbido e affascinante nelle cuvée di Oger o di Chouilly
- Un attacco setoso e goloso nelle cuvée mature e dosate con precisione
- Un attacco vinoso negli Chardonnay della Montagne de Reims, con un corpo più voluminoso
La consistenza setosa, la vivacità, la leggerezza ariosa e la persistenza in bocca contraddistinguono le grandi cuvée. Il finale rotondo, spesso caratterizzato da una persistenza salina e profonda, lascia un'impronta minerale quasi iodata. Alcuni parlano anche di una struttura fine o ovale in bocca, con una presenza moderata ma una bella intensità aromatica. Quando tutto si allinea, si parla alloradi equilibrio perfetto.
Gli aromi che evolvono con il tempo
Ciò che affascina dello Chardonnay è la sua capacità di evolversi magnificamente nel tempo. In uno Champagne giovane, il naso è piuttosto delicato, floreale e fruttato, con un’acidità vivace e una notevole purezza del frutto. Si possono percepire note tipiche come un profumo di pera o un sapore di pesca, con quella vivacità così caratteristica.
Dopo alcuni anni sui lieviti, il vino sviluppa aromi secondari di brioche, pasticceria, lievito, biscotti e frutta secca. È questo che conferisce quella generosa rotondità e quella nota burrosa che si ritrovano nelle cuvée invecchiate. Lo stile diventa quindi più potente e goloso, con una bella ampiezza al palato.
E nelle grandi annate invecchiate più a lungo, sono gli aromi terziari a prendere il sopravvento: nocciola, miele, mela cotogna, note di caffè, pane tostato, cacao, vaniglia e persino un accennodi acquavite di pera. Dominano le note tostate e affumicate, a volte con un profumo speziato nelle annate più vecchie. È questo che rende i grandi Chardonnay della Champagne vini di lunghissima conservazione, con un apice che può essere raggiunto anche oltre i 20 anni. Le cuvée che rivelano un carattere molto arioso nonostante la loro età sono particolarmente ricercate.
Alcune case vinicole utilizzano il sistema solera, un metodo ispirato allo Sherry che consiste nel conservare e assemblare vini di riserva per diversi decenni, garantendo una notevole continuità stilistica.
Blanc de Blancs e il ruolo dello Chardonnay nell’assemblaggio
Che cos’è esattamente un Blanc de Blancs?
Forse vi state chiedendo cosa significhi esattamente «Blanc de Blancs»? È molto semplice: un Blanc de Blancs è uno champagne elaborato esclusivamente con uve bianche. In pratica, nella regione dello Champagne, ciò significa 100% Chardonnay nella stragrande maggioranza dei casi, ovvero uno champagne composto esclusivamente da Chardonnay.
Questa dicitura, apposta sull’etichetta, garantisce quindi che si stia degustando uno champagne monovitigno, in cui lo Chardonnay può esprimersi senza il contrappunto dei vitigni a bacca nera. Un Blanc de Blancs esalta la purezza aromatica, la mineralità e quell’eleganza cristallina che contraddistingue questo vitigno.
Lo Chardonnay, colonna portante degli assemblaggi
Ma lo Chardonnay non è limitato ai Blanc de Blancs. Negli assemblaggi classici, dove si mescola al Pinot Noir e al Meunier, svolge un ruolo assolutamente essenziale: quello di colonna portante dello champagne.
In pratica, apporta freschezza, finezza, tensione e potenziale di invecchiamento. Illumina il vino, lo dinamizza e lo rende più arioso. È un po’ il trait d’union che bilancia la potenza del Pinot Nero e il fruttato del Meunier. Senza lo Chardonnay, molte grandi cuvée perderebbero il loro splendore.
Non confondete il «Blanc de Blancs» con il «Blanc de Noirs». Anche il «Blanc de Noirs» è uno champagne di colore chiaro, ma è prodotto con uve neri (Pinot Noir e/o Meunier) vinificate a bianco. Il profilo è molto diverso: più vinoso, più strutturato, con una ricchezza di frutta più marcata.
Lo Chardonnay nel mondo: da Chablis alla Nuova Zelanda
Una breve digressione per collocare lo Chardonnay della Champagne nel suo contesto mondiale. Si tratta di un vitigno internazionale, coltivato in tutti i continenti viticoli, ed è interessante comprendere cosa renda unica la sua espressione nella Champagne.
In Borgogna, la sua terra d’origine, lo Chardonnay produce vini fermi di grande prestigio: gli Chablis raffinati e minerali a nord, i Meursault ricchi e burrosi nella Côte de Beaune, senza dimenticare gli Chardonnay di Marsannay nella Côte de Nuits. All’estero, questo vitigno si presenta in stili molto diversi:
- In California, con Chardonnay più corposi e spesso affinati in botte
- In Australia, con l’eleganza della Yarra Valley e la finezza di Margaret River
- In Nuova Zelanda, in particolare a Marlborough, con profili più vivaci
- In Italia, inAlto Adige e in Friuli, con la freschezza alpina
- In Sudafrica, nella regione del Capo, con recenti successi di grande rilievo
Ciò che contraddistingue lo Chardonnay della Champagne è proprio questa combinazione unica: terreno calcareo, clima fresco, metodo champenoise e lunghi invecchiamenti sui lieviti. Un’equazione che nessun’altra regione al mondo riesce a riprodurre alla perfezione.
Abbinamenti enogastronomici: esaltare lo Chardonnay a tavola
Un Blanc de Blancs è uno champagne che si presta meravigliosamente alla tavola. Comeaperitivo, naturalmente, ma anche durante tutto il pasto a seconda delle portate scelte. Lo Chardonnay della Champagne sa accompagnare sia un antipasto leggero che il formaggio a fine pasto.
Ecco alcuni abbinamenti classici che funzionano sempre:
- Frutti di mare e crostacei: ostriche, scampi, aragosta, capesante
- Pesci pregiati: sogliola, rombo, spigola in crosta di sale, carpaccio di salmone
- Sashimi e sushi: la freschezza dello Chardonnay si sposa meravigliosamente con la delicatezza del pesce crudo
- Pollame alla panna: pollo di Bresse alla panna, blanquette leggera
- Formaggi stagionati: Comté giovane, parmigiano, Gruyère stagionato
- Dolci delicati: crostata al limone, charlotte alle fragole, biscotti rosa di Reims
- Piatti leggermente speziati: cucina thailandese delicata, tajine agli agrumi
Per un abbinamento un po’ più originale, provate un Blanc de Blancs maturo con caviale o carne bianca al tartufo: la mineralità gessosa e le note tostate dello champagne fanno meraviglie. Con i Blanc de Noirs o gli Chardonnay più corposi, si possono provare anche frutti rossi freschi come dessert.
Cuvée di riferimento e case imperdibili
Per quanto riguarda le case produttrici e i viticoltori, lo Chardonnay è protagonista in alcune delle cuvée più prestigiose della Champagne. Tra le imperdibili:
- Il Comtes de Champagne di Taittinger, sublime cuvée di riferimento tra i Blanc de Blancs millesimati, proveniente dai migliori appezzamenti della Côte des Blancs classificati come grand cru
- Il Dom Ruinart Blanc de Blancs, cuvée di prestigio della più antica delle case di Champagne, invecchiata nelle crayèresdell’antica abbazia di Saint-Nicaise a Reims, a 18 metri di profondità, in condizioni perfette per un invecchiamento di oltre 8 anni
- Il Grand Blanc de Blancs di Gosset, tutto purezza e freschezza, con uve raccolte tra i più bei villaggi Grand Cru
- Le cuvée Chardonnay di AR Lenoble, in particolare quelle provenienti dal terroir di Merfy, a nord della Montagne
- Le cuvée di Chardonnay di Henriot, rinomate per i loro delicati aromi che si evolvono nel tempo
Senza dimenticare Salon e Delamotte a Mesnil-sur-Oger, o, tra i viticoltori indipendenti, nomi che fanno battere forte il cuore degli appassionati: Agrapart, Pierre Gimonnet, Larmandier-Bernier. Non esitate a varcare la loro soglia durante il vostro prossimo viaggio in Champagne: sarà un vero e proprio viaggio sensoriale.
Conclusione: lo Chardonnay, un vitigno d’eccezione da esplorare senza moderazione
Ricordate che lo Chardonnay è ben più di un semplice vitigno nella Champagne: è il filo conduttore che conferisce freschezza, finezza e potenziale di invecchiamento alla maggior parte delle grandi cuvée.
Sulla Côte des Blancs esprime tutta la sua mineralità gessosa; in un Blanc de Blancs rivela la sua purezza cristallina; in un assemblaggio funge da elegante struttura portante. E con il passare del tempo, evolve verso note di brioche, nocciola e miele che lo rendono uno dei vini da invecchiamento più affascinanti al mondo.


