La Montagna di Reims, regno del Pinot Nero
Tra Reims ed Épernay si erge un vasto altopiano boscoso, i cui pendii disegnano un grande semicerchio di vigneti. È la Montagna di Reims, il terroir di riferimento del Pinot Nero della Champagne e la culla della maggior parte dei grandi Blancs de Noirs da invecchiamento. La regione da sola concentra nove dei Grand Cru della Champagne, quasi tutti dedicati alle uve nere.
Ma attenzione: non c’è una, bensì due Montagne di Reims. E la differenza sta nell’esposizione.
Il versante nord: Verzenay, Verzy, Mailly, la tensione
Ecco uno dei grandi paradossi della Champagne: alcuni dei più bei Pinot Nero nascono su pendii esposti a nord, il che sembra controintuitivo per la maturazione dell’uva. Verzenay, Verzy e Mailly-Champagne ne sono i capofila.
Il risultato sono Pinot Neri lineari, tesi, con una salinità quasi iodata, ben lontani dall’immagine di un vitigno necessariamente potente. La maturazione è più lenta, l’acidità meglio preservata e i vini acquisiscono una notevole capacità di invecchiamento. Un Blanc de Noirs di Verzenay è come un merletto su una colonna vertebrale d’acciaio.
Il versante sud: Ambonnay, Bouzy, la generosità
Passando dall’altra parte del massiccio, sui pendii esposti a sud e sud-est, il Pinot Nero cambia completamente carattere. Ambonnay e Bouzy sono qui le due protagoniste e offrono la versione solare del vitigno: frutta rossa matura, corposità, ampiezza, quella famosa vinosità che rende i Blanc de Noirs golosi e generosi.
I due villaggi non sono però gemelli. Ad Ambonnay, grazie a un sottile strato di argilla, si attribuisce spesso un profilo leggermente più raffinato e speziato, mentre Bouzy tende verso l’intensità e la potenza. Si tratta inoltre di terroir così maturi da produrre anche grandi vini rossi fermi, i Coteaux Champenois.
Aÿ, lo storico Grand Cru
È impossibile parlare di Pinot Nero senza citare Aÿ, tecnicamente annesso alla Grande Vallée de la Marne ma indissolubilmente legato all’argomento. È il Grand Cru storico del Pinot Nero, quello dei re e delle grandi case, nonché la culla della cuvée che ha dato vita al prestigio moderno del Blanc de Noirs: le Vieilles Vignes Françaises di Bollinger, ottenute da vecchi ceppi a radice nuda annidati nel cuore del villaggio.
Sebbene il Pinot Nero e il Meunier siano uve «nere», la loro polpa è bianca. È una pigiatura rapida e delicata, senza macerazione delle bucce, che permette di estrarne un succo chiaro. Il terroir si esprime quindi nella sostanza del vino, non nel suo colore.
Perché il terroir si percepisce maggiormente in un Blanc de Noirs
Prima di metterci in viaggio, dedichiamo trenta secondi a comprendere l’essenziale. In uno champagne di assemblaggio classico, il capo cantina unisce diversi vitigni e diversi cru proprio per smussare le asperità e costruire uno stile della casa costante di anno in anno. È tutta qui l’arte dell’assemblaggio, ed è appassionante.
Ma in un Blanc de Noirs, soprattutto quando è mono-cru o proveniente da una singola parcella, questa uniformità svanisce. Rimangono solo l’uva nera e il suo luogo di origine. Un terreno calcareo e fresco conferirà tensione e salinità; un terreno argilloso e caldo donerà rotondità e generosità. Nulla viene a mascherare questa impronta.
È questo che rende l’argomento così interessante per un appassionato curioso: il Blanc de Noirs è senza dubbio la lente migliore per leggere il terroir della Champagne. E come il Pinot Noir e il Meunier non prediligono gli stessi terreni, ogni grande regione racconta una storia diversa. Andiamo ad ascoltarle.


